'A fulua: è cosi che in dialetto messinese i pescatori chiamano le tradizionali barche dotate di 'ntinna (antenna) e passerella che solcano lo Stretto per cacciare il pescespada. Una tradizione unica la mondo, tramandata di generazione in generazione, dall'antica Magna Grecia ai nostri giorni. Ulisse oggi ha il volto dei nostri uomini di mare, che solcano lo Stretto su barche dai motori potenti, ma che si affidano alla loro esperienza e alla loro bravura con "la fiocina" (la lunga asta con cui "lanzano") per cacciare il pescespada ed assicurare alla loro cultura la sopravvivenza. Regole non scritte e una grande ricchezza di vocaboli e riti simbolici, danno a questa particolare pesca un valore etnostorico importante per comprendere il nostro passato e l'identità marinara dello Stretto di Messina. Un luogo evocativo, dove la natura diventa poesia attraverso le voci degli uomini del mare. Eredi di una cultura millenaria, i pescatori delle feluche si riuniscono prima dell'inizio di ogni stagione per sorteggiare le "Poste", aree quadrate in cui è suddiviso lo Stretto e dove a giro, ogni feluca trascorre la giornata di pesca. Sulla barca ognuno ha un ruolo fondamentale, ma alcuni compiti sono particolarmente affascinanti e comportano una grande responsabilità. E se per stare sull'antenna bisogna possedere una vista d'aquila e saper manovrare la barca, chi arpiona deve avere la capacità di "sentire" il pescespada ed una mira precisa e ferma. Ogni equipaggio ha i suoi esperti, a cui le nuove leve aspirano e che osservano per poterne carpire i segreti.




